Avvicinare la fotografia, cominciando dal punto di vista storico è utile, perchè permette di comprendere quali sono stati i problemi che essa ha risolto, i compiti che si è assunta e i condizionamenti che ha subito.

Il desiderio di registrare automaticamente le immagini, risale alla preistoria, quando l'uomo primitivo imprimeva il segno della mano sporca di fango, su di una roccia liscia.

La soluzione del problema, ha richiesto l'applicazione congiunta di due distinte invenzioni: la proiezione di un'immagine su una superficie e l'impressione stabile ed evidente della figura su un supporto sensibile alla luce.

Diverse scoperte nei campi dell'ottica e della chimica hanno perciò portato al risultato finale della fotografia. Dalla scoperta della fotografia fino ad oggi si può dire che nulla sia stato lasciato di intentato e niente è più assolutamente originale.

La fotografia è stata usata per una infinità di scopi diversi. Prima quasi solo come documentazione, per mostrare posti, persone ed avvenimenti lontani, per fare conoscere opere d'arte e paesaggi.

La fotografia non veniva considerata come arte autonoma. Le immagini servivano al massimo, come bozzetti per i pittori. L'arte arrivò in seguito reclamata dai professionisti che volevano darsi un tono.

I ceti in ascesa, accettarono volentieri questa invenzione che permetteva di farsi fare un ritratto come solo i ricchi e i potenti avevano, fino ad allora, potuto.

Le fotografie divennero oggetti di regalo e vennero scambiate, come biglietti da visita. Le loro raccolte fecero nascere l'esigenza dell'album. Esse, possono essere una testimonianza attendibile della realtà, solo se vengono esaminate, tenendo conto dei condizionamenti tecnici, cui sono soggette e delle censure evidenti e inconsce cui sono sottoposte.





 
 

 

 

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